Hai mai perso una gara prima ancora di sparare il primo colpo? Non parlo di un errore tecnico. Non parlo di un inceppamento. Parlo di qualcosa che succede molto prima. Succede nella testa.
Ogni volta che leggo un libro mi accade una cosa curiosa: collego tutto al tiro dinamico sportivo. È più forte di me. Ogni concetto diventa immediatamente azione, ogni riflessione diventa prestazione.
Uno degli autori che più mi ha colpito in questo senso è James Allen, scrittore inglese vissuto all’inizio del Novecento. Nel suo libro Come pensi così diventi scrive:
Gli uomini sono ansiosi di cambiare le loro circostanze, ma non sono disposti a migliorare loro stessi; rimangono quindi vincolati.
La prima volta che lessi questa frase mi colpì come uomo. La seconda volta mi colpì come tiratore. E da allora non l’ho più dimenticata.
L’illusione di cambiare fuori senza cambiare dentro
Immagina questo tiratore. Si allena, studia video, cambia mire, modifica il grip, prova molle diverse. Cerca il setup perfetto. Ogni settimana c’è una novità: munizioni più leggere, palle più pesanti, molla più dura, molla più morbida. Eppure… il timer non scende. Lo score non sale. Una gara va bene, quella dopo no.
Arrivano le spiegazioni:
- “Mi manca l’attrezzatura giusta.”
- “Le condizioni non erano ideali.”
- “Il campo era difficile.”
- “Il vento era contro.”
- “La rotazione terrestre non era allineata con la mia linea di mira.”
Sorridiamo, ma quante volte lo abbiamo fatto anche noi?
Il punto è semplice: stiamo cercando di cambiare le circostanze senza cambiare il modo in cui le affrontiamo. Ed è qui che il tiro dinamico diventa una palestra mentale straordinaria.
Quando ho smesso di lottare contro l’esterno
Parlo anche di me. All’inizio vivevo la gara come una battaglia contro ciò che avrei trovato: bobber, no-shoot, angoli stretti, pioggia, vento. Ogni elemento era una minaccia. Poi ho capito una cosa banale ma potentissima: non potevo cambiare nulla di tutto questo. Quello che potevo cambiare era il mio atteggiamento.
Il bobber è diventato una sfida. Il no-shoot un esercizio di disciplina. La pioggia una prova di adattamento. Non era cambiato il campo. Era cambiato il mio dialogo interno.
La fisiologia del pensiero
Qui non parliamo di filosofia astratta. Quando il pensiero cambia, cambia la fisiologia. Se entri nello stage con il pensiero di non dover sbagliare, il cervello attiva il sistema di allerta. L’amigdala aumenta la vigilanza. La muscolatura si irrigidisce. La respirazione si accorcia. Il gesto perde fluidità. Non è debolezza mentale. È biologia.
Se invece entri con un pensiero del tipo: lo sai fare, fidati, è alla tua portata, respira, la corteccia prefrontale resta lucida, il gesto rimane coordinato e il corpo lavora con te, non contro di te.
Il pensiero non è un dettaglio. È il comando centrale.
Corinto 2023: quando la mente mi ha tolto l’oro
Ti racconto un episodio reale. Europei di tiro dinamico a Corinto, 2023. Per tre giorni tutto scorreva fluido, naturale e preciso. Non pensavo al risultato. Pensavo solo all’esecuzione. Alla fine del terzo giorno il mio coach mi dice:
Sei primo nella tua categoria.
E lì è successo qualcosa. Non è cambiata la tecnica. Non è cambiata la preparazione. Non è cambiata l’arma. È cambiato il pensiero. Ho iniziato a ripetermi:
- “Non devi sbagliare.”
- “Attento alle miss.”
- “Occhio agli angoli di sicurezza.”
Il quarto giorno è stato un disastro. Miss. Penalità. Tempi lunghi. Ho perso l’oro e portato a casa l’argento. La lezione è stata chiarissima: non è il colpo che ti fa perdere. È il pensiero che lo precede.
Non è il colpo che ti fa perdere. È il pensiero che lo precede.
Come pensi, così spari
Oggi ai miei allievi dico una frase semplice: Come pensi, così spari.
Il pensiero crea il gesto, il gesto crea il risultato. Allenare l’impugnatura è fondamentale. Allenare la postura è fondamentale. Allenare lo scatto è fondamentale. Ma se non alleni la qualità del tuo dialogo interno, stai costruendo su fondamenta instabili.
La mente è il primo bersaglio da centrare.
Cosa puoi fare da oggi
Non servono rivoluzioni.
Al prossimo allenamento prova questo:
- Prima di iniziare uno stage, ascolta il tuo dialogo interno.
- Se senti frasi come “non sbagliare”, “speriamo che”, “attento”, fermati.
- Fai un respiro profondo.
- Sostituisci quella frase con una operativa:
“Lo so fare.”
“Respira.”
“Parti e basta, è tutto nelle tue corde”
Poi spara. Non stai facendo motivazione. Stai regolando il tuo sistema nervoso.
La vera domanda
Ogni volta che sali sul campo chiediti:
Sto aspettando che cambi qualcosa fuori… o sto lavorando per cambiare qualcosa dentro?
Non puoi controllare il meteo. Non puoi controllare lo stage. Non puoi controllare gli altri tiratori. Puoi però controllare il pensiero che scegli di avere un secondo prima di sparare.
La chiave è l’azione consapevole. Significa decidere che tipo di pensiero vuoi avere prima di entrare in stage, accorgerti se il respiro si accorcia, correggerlo, e poi lasciare che il gesto allenato faccia il suo lavoro.
Non è motivazione. È responsabilità. E nel tiro dinamico, come nella vita, la differenza tra reagire e guidare nasce sempre da lì.









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