Chi pratica tiro dinamico sportivo lo sa bene: ci sono certi bersagli che, al solo nominarli, fanno tremare le gambe. Mover, bobber, doppio bobber, flip flop, piattino bobber… Non tutti i poligoni hanno queste attrezzature, e per molti tiratori allenarsi con questi target è un lusso. Il risultato? Quando li incontri in gara, diventano un incubo.
L’ansia prima ancora di sparare
Immagina la scena. Hai una gara con dieci esercizi. Sai che, in mezzo a quei dieci, ce n’è uno con un target in movimento che non hai mai potuto provare. Da quel momento, la tua mente smette di pensare al presente: comincia a proiettarsi in avanti, a temere quell’unico stage. E se poi quello stage è l’ultimo, vivi tutta la gara come una lunga attesa, caricata di tensione. Ogni colpo sparato, ogni caricatore cambiato, porta con sé un pensiero fisso: “E quando arrivo lì, cosa farò?”.
So bene di cosa parlo. Non perché l’ho letto in un libro, ma perché ci sono passato anch’io. Da atleta e da istruttore, ho provato quella sensazione di incapacità e inadeguatezza che ti divora dentro. La paura di un solo bersaglio può trasformarsi in una zavorra psicologica che ti rovina tutta la prestazione.
Quando la mente diventa il tuo peggior nemico
Il problema non è il target in sé. Il problema è che gli permetti di occupare spazio nella tua mente. È come un parassita che si attacca ai tuoi pensieri: invece di concentrarti sullo stage che stai affrontando, resti intrappolato nella paura di quello che ti aspetta. Così perdi lucidità, velocità, precisione… e la tua gara si sporca, anche dove avresti potuto brillare.
È un meccanismo comune a tanti sport. Pensa al golfista che, davanti a un lago, pensa solo: “Non devo mandarci la pallina dentro”. O al tennista che, sul match point, sente la mano farsi pesante per la paura di sbagliare.
Il punto è che la mente non distingue tra una minaccia reale e una immaginata. Se lasci che l’ansia cresca, il tuo cervello la vive come se fosse già successa. E tu ti ritrovi a combattere contro un avversario invisibile che hai creato da solo.
La scoperta che cambia tutto
C’è un principio fondamentale delle neuroscienze che ogni atleta dovrebbe conoscere:
Il cervello non distingue tra un’azione realmente compiuta e una vividamente immaginata.
Il solo fatto di pensare un gesto, se lo immagini in modo chiaro e preciso, è già allenamento. Ogni volta che lo visualizzi, nel cervello inizi a tracciare un piccolo sentiero neurale. A forza di ripeterlo, quel sentiero diventa una strada. E con la costanza, può trasformarsi in una vera e propria autostrada.
Questo significa una cosa molto semplice, ma potentissima: anche se non hai mai potuto provare un target in movimento nel tuo poligono, puoi allenarlo nella tua mente. E puoi farlo già da oggi.
Se questo principio ti affascina e vuoi imparare a usare davvero la visualizzazione per migliorare nel tiro dinamico, ho approfondito la tecnica in modo pratico e dettagliato nel mio libro Tiro dinamico e visualizzazione. È un metodo che aiuta i tiratori di ogni livello a prepararsi mentalmente ai target più difficili, anche quando non puoi allenarli dal vivo.
Un esercizio concreto: allenare il target che non hai mai visto
Ti spiego un esercizio che propongo spesso nei miei corsi. È semplice, ma se fatto con impegno è sorprendentemente efficace.
L’esercizio nasce dalla mia esperienza di tiratore e istruttore, e dalla mia curiosità innata. Mentre scrivo mi torna in mente una frase che ripetevano spesso mio nonno e mio padre: “a tutto c’è una soluzione”.
Quella stessa curiosità mi ha spinto a sperimentare, a provare e a cercare soluzioni — e a insegnarle anche agli altri tiratori, perché trovino la loro.
- Visualizza il target in movimento davanti a te.
- Punta mentalmente la volata al centro.
- Segui il target con lo sguardo e con la mira.
- Immagina di premere il grilletto mentre lo insegui… e colpirlo.
La regola d’oro: fallo al rallentatore. Come un ballerino che impara una nuova coreografia, non partire mai alla velocità finale: prova il gesto lentamente, sii consapevole di ogni micro-movimento. Solo quando il movimento ti è diventato familiare, comincia ad accelerare.
Attenzione: questo lavoro mentale è stancante — a volte più del lavoro fisico — ma funziona.
Dal pensiero all’azione: amplia il concetto di dry fire
Vorrei anche che smettessimo di pensare che il dry fire sia soltanto l’esercizio con l’arma (estrazione, puntamento, cambio caricatore, transizioni). A mio avviso il dry fire è molto più ampio:
- Immaginare una sequenza di tiro è dry fire.
- Sederti con gli occhi chiusi per 5 minuti di meditazione guidata o di rilassamento è dry fire.
- Puntare una penna verso un interruttore e, con le tue capacità visive, mettere a fuoco prima la penna e poi l’interruttore in maniera consecutiva è dry fire.
- Fare 10 squat immaginando di sparare da una finestra bassa è dry fire
Di queste tecniche meno ovvie dedicherò più avanti un articolo a parte.
Quando hai chiara nella mente la sequenza, è il momento di passare al dry fire pratico — sempre nel massimo rispetto delle regole di sicurezza (le quattro regole di Jeff Cooper non si ripetono mai abbastanza).
Per rendere l’allenamento più realistico puoi usare YouTube: con un computer o una smart TV, cerca dryfire king e imposta la velocità del video su lenta. Alcuni episodi sono particolarmente utili per i moving target (per esempio gli episodi #19, #28, #34): prima verifica il contenuto e la velocità, poi inizia a seguire il bersaglio con la volata e, quando ti senti pronto, aggiungi la pressione del grilletto.
Ecco come fare:
- All’inizio, limitati a seguire il bersaglio con la volata: è già un allenamento visivo, che abitua gli occhi a inseguire il movimento.
- Quando ti senti pronto, aggiungi la pressione del grilletto. Se hai un’arma a doppia azione, puoi abbattere il cane ogni volta. Se hai un altro tipo di arma, ripeti la pressione in sicurezza.
L’obiettivo non è sparare tanto, ma sparare bene. Premere il grilletto senza disturbare la mira. E questo, mica è poco!
Con questo esercizio alleni tre abilità fondamentali:
- Seguire un bersaglio in movimento
- Non fermarti mentre premi il grilletto
- Mantenere la mira stabile durante lo scatto
Un esercizio non è tutta la gara
La prossima volta che sei in gara, ricorda questo: un solo esercizio non è tutta la gara.
Il problema è reale solo se gli permetti di esserlo. Un giocatore di golf non passa la giornata a pensare a dove NON deve mandare la pallina: osserva gli ostacoli, certo, ma poi concentra tutta la sua attenzione sul punto in cui vuole arrivare.
Lo stesso succede quando guidi: ogni tanto dai un’occhiata al cruscotto, ma non resti lì a fissare le spie per paura che se ne accenda una. Il tuo obiettivo è la strada davanti a te.
E allora, perché nel tiro dovresti fare diversamente? Allena la tua attenzione come fosse un muscolo. All’inizio è difficile, ma a forza di farlo diventa automatico.
La conclusione che può cambiare la tua prossima gara
Quando penserai: “Quello stage lì potrebbe rovinarmi la gara”, ricorda una cosa fondamentale: solo se glielo permetti.
Il vero avversario non è il mover, il bobber o il piattino. Il vero avversario è la paura che gli lasci dentro di te.
Allena la tua mente a guardare oltre, a focalizzarsi sulla soluzione, non sul problema. E scoprirai che anche il target più temuto può trasformarsi in un’occasione: per crescere, per misurarti e per scoprire di essere molto più pronto di quanto pensavi.









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