Allenare gli occhi o allenare la visione?
Prima di parlare di esercizi, facciamo un rapido ripasso di un concetto fondamentale. Per chi non avesse letto il precedente articolo, in modo molto sintetico la vista è la capacità dell’occhio di percepire immagini, colori, forme e contrasti.
La visione, invece, è il modo in cui il cervello interpreta, organizza e utilizza quelle informazioni.
Due persone possono avere la stessa vista — anche 10/10 — ma una può essere più veloce nel riconoscere un bersaglio, anticipare un movimento, utilizzare meglio la visione periferica o passare più rapidamente da un target all’altro.
In altre parole, la vista riguarda ciò che gli occhi ricevono. La visione riguarda ciò che il cervello fa con ciò che gli occhi ricevono. Ed è proprio per questo motivo che allenare gli occhi non è sempre la stessa cosa che allenare la visione.
La differenza tra le due è fondamentale. Puoi allenare gli occhi e non migliorare la visione. E puoi migliorare la visione senza modificare minimamente la tua acutezza visiva.
Detto questo, sarebbe sbagliato considerarle due realtà completamente separate. Vista e visione dialogano continuamente tra loro.
Una migliore efficienza visiva può facilitare il lavoro del cervello, così come un cervello più efficiente può utilizzare meglio le informazioni provenienti dagli occhi.
In altre parole, l’una può influenzare l’altra, sia in positivo che in negativo. Ed è proprio da qui che nasce la domanda:
Quando ci alleniamo, stiamo allenando gli occhi o stiamo allenando la visione?
Se c’è una cosa che ho imparato negli anni è che il sistema visivo funziona come un’orchestra. Occhi, cervello, attenzione, equilibrio e movimento lavorano continuamente insieme.
Per questo motivo non mi piace dividere rigidamente gli esercizi in “esercizi per la vista” ed “esercizi per la visione”. Separarli è utile per studiarli. Ma nella realtà lavorano sempre come un unico sistema.
Nel tiro dinamico ciò che conta davvero è il risultato finale: vedere meglio, interpretare più velocemente, muoversi con maggiore fluidità, prendere decisioni più rapide.
Prima di proseguire, ci tengo a fare una precisazione importante. Lo scopo di questo articolo non è sostituire il lavoro dell’oculista, dell’ortottista o di altri professionisti della visione. Se avete problemi visivi, disturbi oculari o necessitate di una valutazione specialistica, il riferimento rimane sempre il professionista competente.
L’obiettivo di questi esercizi è diverso. Non sto cercando di curare patologie o correggere difetti visivi. Sto semplicemente proponendo alcuni strumenti che possono aiutare il tiratore a utilizzare in modo più efficiente il proprio sistema visivo durante la pratica sportiva. In altre parole, non stiamo parlando di terapia. Stiamo parlando di allenamento.
Ecco alcuni esercizi che utilizzo personalmente o che propongo ai miei allievi per migliorare l’efficienza del sistema visivo nel suo insieme.
Esercizio 1 – Imparare a sbattere le palpebre
Di questo esercizio abbiamo già parlato nell’articolo precedente ma, come dicevano i latini, repetita iuvant. L’ammiccamento permette una corretta lubrificazione della superficie dell’occhio e contribuisce a mantenere stabile il film lacrimale.
Può sembrare un gesto banale, ma in realtà svolge una funzione fondamentale. La cornea, cioè la parte anteriore trasparente dell’occhio, non possiede vasi sanguigni. E per una buona ragione: se fosse attraversata da una rete di capillari non sarebbe più perfettamente trasparente.
Ma allora come fa a nutrirsi? Una parte importante dell’ossigeno che utilizza proviene direttamente dall’aria che ci circonda. Questo ossigeno si scioglie letteralmente nel film lacrimale che ricopre la superficie dell’occhio.
Ad ogni ammiccamento, il film lacrimale viene distribuito uniformemente sulla cornea, portando ossigeno, nutrienti e protezione su tutta la sua superficie. Ecco perché un semplice battito di palpebre è molto più importante di quanto sembri. Non serve soltanto a lubrificare l’occhio. Contribuisce a mantenere efficiente uno dei tessuti più specializzati del nostro organismo.
E dove la fisiologia funziona meglio, anche la performance migliora.
Nel tiro dinamico questo aspetto assume una importanza particolare, gli occhi lavorano continuamente e una buona qualità del film lacrimale può influenzare la nitidezza dell’immagine, la percezione dei contrasti e la velocità con cui interpretiamo ciò che stiamo vedendo.
Sotto stress, molti tiratori riducono inconsapevolmente la frequenza dell’ammiccamento. L’attenzione si concentra sul bersaglio, sul mirino, sul terreno circostante, barricate, fault line e gli occhi iniziano a seccarsi.
Le conseguenze possono essere:
- maggiore affaticamento visivo;
- riduzione della nitidezza dell’immagine;
- peggiore percezione dei contrasti;
- difficoltà negli switch rapidi tra un bersaglio e l’altro;
- aumento della sensazione di “occhio stanco”.
E vi ricordo una cosa che ripeto spesso ai miei allievi: dove arriva ossigeno arriva vita. Dove l’ossigenazione e il nutrimento diminuiscono, anche l’efficienza tende a diminuire.
Per questo motivo, tra uno stage e l’altro, prendetevi qualche secondo per effettuare 5-10 ammiccamenti lenti e completi. Può sembrare poco. Ma spesso sono proprio i dettagli apparentemente insignificanti a fare la differenza tra una buona prestazione e una prestazione eccellente.
Esercizio 2 – Allenare il cambio di fuoco visivo
Quando ho scoperto che la messa a fuoco ha un tempo
A questo proposito mi viene in mente un episodio che ricordo ancora molto bene. Ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada un grandissimo istruttore, oggi anche amico, Emanuele Commisso.
Fu proprio lui, molti anni fa, a parlarmi per la prima volta di allenamento visivo applicato al tiro dinamico. Ci stavamo preparando per i Campionati Mondiali in Florida e durante una sessione di allenamento mi fece notare una cosa che fino a quel momento non avevo mai considerato veramente.
Passare da un bersaglio molto vicino, circa 5 metri, ad uno distante 25 metri richiede un tempo di accomodazione. L’occhio non cambia il punto di fuoco istantaneamente. Anche se il cambiamento dura soltanto frazioni di secondo, quel tempo esiste.
In quell’occasione l’allievo “anziano” ero io, l’altro era un giovanissimo Giacomo Bolzoni.
Facemmo alcune prove e il risultato fu molto interessante. Io impiegavo circa 60 centesimi di secondo per completare quel cambio di fuoco visivo. Giacomo lo faceva in circa 40 centesimi, a volte anche in meno.
Un osservatore esterno potrebbe pensare: “Solo 20 centesimi di differenza.” Nel tiro dinamico, però, i dettagli fanno la differenza, provate a moltiplicare quei 20 centesimi per decine di transizioni durante una gara. Improvvisamente non stiamo più parlando di un dettaglio. Stiamo parlando di secondi interi sul timer.
Quel giorno ho capito una cosa fondamentale: non basta vedere il bersaglio, bisogna arrivare a vederlo nitidamente nel minor tempo possibile.
Ricordo anche un’altra osservazione che mi fece Emanuele durante quella conversazione, mi spiegò che quella differenza di tempo non era dovuta esclusivamente all’età. Certamente l’età può influenzare la velocità di accomodazione, ma nel mio caso c’era un altro fattore ancora più importante: non avevo mai allenato quella capacità.
Fu una vera rivelazione. Fino a quel momento avevo sempre considerato la messa a fuoco come qualcosa di automatico e immutabile. Per la prima volta iniziai a capire che anche alcune abilità visive possono essere allenate, migliorate e mantenute più efficienti nel tempo.
Nell’articolo precedente ho scritto una frase che può sembrare banale, ma che in realtà nasconde un aspetto fondamentale della performance:
Mettere a fuoco, in maniera consecutiva, il mirino, poi il bersaglio e viceversa richiede tempo.
Sembra quasi un gioco di parole. Eppure è esattamente ciò che accade.
Ogni volta che il nostro sistema visivo passa da una distanza all’altra, l’occhio deve effettuare un adattamento chiamato accomodazione. Di questo processo sono responsabili i muscoli ciliari che, contraendosi o rilassandosi, modificano la curvatura del cristallino, la nostra lente naturale. In pratica, il cristallino cambia forma per permetterci di vedere nitidamente oggetti posti a distanze diverse.
Come ogni processo biologico, però, anche questo richiede tempo. Parliamo di frazioni di secondo, certo. Ma nel tiro dinamico le frazioni di secondo contano.
La buona notizia è che, con l’allenamento, questo sistema può diventare più efficiente. Con il passare degli anni i tempi di accomodazione tendono fisiologicamente ad aumentare. È uno dei motivi per cui molti tiratori senior e super senior percepiscono una maggiore difficoltà nel passare rapidamente dal mirino al bersaglio e viceversa.
Si tratta di un processo naturale. Tuttavia, come accade per molte altre funzioni del nostro organismo, possiamo contribuire a mantenerlo più efficiente attraverso esercizi semplici e costanti.
Nel tiro dinamico questo meccanismo lavora continuamente. Pensate ad una ricarica:
- guardate il caricatore;
- poi il pozzetto;
- poi il bersaglio.
Oppure immaginate uno stage con bersagli posti a distanze differenti. Ogni volta il sistema visivo è costretto a cambiare rapidamente il punto di fuoco. Più questo processo è efficiente, meno tempo sprechiamo e più velocemente il cervello riceve informazioni chiare e utilizzabili.
Come eseguire l’esercizio
Prendete una penna e tenetela a circa 30 centimetri dagli occhi. Individuate poi un oggetto distante almeno 10-15 metri. Adesso mettete a fuoco la punta della penna per due secondi e poi spostate rapidamente il fuoco sull’oggetto lontano per altri due secondi. Continuate ad alternare vicino e lontano per 15-20 ripetizioni.
Siate onesti con voi stessi. Osservate quanto tempo impiegate per ottenere una visione realmente nitida quando passate da vicino a lontano e viceversa. Vi accorgerete che il passaggio non è istantaneo come probabilmente avete sempre creduto. E ricordate: nel tiro dinamico non conta quando gli occhi guardano il bersaglio. Conta quando il cervello riceve un’immagine sufficientemente nitida da poter prendere una decisione.
Prima di concludere, vi invito a fare una semplice riflessione. Quanti di voi hanno mai allenato deliberatamente il cambio di fuoco visivo? Probabilmente pochi. Eppure è una capacità che utilizziamo centinaia di volte durante una gara.
Come avete visto, la visione non è qualcosa di statico. È una funzione dinamica che può essere allenata, mantenuta efficiente e migliorata.
Nel prossimo articolo continueremo questo viaggio nel mondo della visione applicata al tiro dinamico, esplorando un’altra capacità spesso sottovalutata ma fondamentale per la performance.
Perché vedere non è sufficiente. Bisogna imparare a vedere meglio.
Domande Frequenti
Spesso il problema non dipende da una cattiva vista, ma dal tempo necessario agli occhi per spostare la messa a fuoco dal bersaglio al mirino. Quando il tiratore accelera troppo, può iniziare a premere il grilletto prima che il sistema visivo abbia completato il cambio di fuoco.
Sì. Quando si utilizzano le mire tradizionali, l’attenzione visiva dovrebbe concentrarsi sul mirino anteriore. Di conseguenza, il bersaglio apparirà leggermente sfocato. Il problema nasce quando né il mirino né il bersaglio risultano realmente a fuoco.
Con il passare degli anni il sistema visivo perde parte della sua capacità di accomodazione, cioè di cambiare rapidamente il punto di fuoco tra oggetti vicini e lontani. Per questo molti tiratori notano una maggiore difficoltà nel passaggio dal bersaglio alle mire rispetto a quando erano più giovani.
Sì. Come spiega l’articolo, il cambio di fuoco tra bersaglio e mirino può essere allenato con esercizi specifici. L’obiettivo è migliorare la velocità con cui gli occhi riescono a spostare l’attenzione e ottenere una messa a fuoco nitida prima di eseguire il colpo. Questo può contribuire a migliorare sia la precisione sia la gestione del tempo durante uno stage.









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